Luci blu

Nell’abitacolo, rumore bianco Mutato e incessante, frequenze ripetute sino a scomparire in ciò che la mente crede vento Ma tale sembianza di libertà è come tutte, fragile

Lo schermo che mi guarda proietta messaggi volti a tutti, e quindi a nessuno Necessità di cui non si rammenta chi servisse Una distrazione ovviamente, la finta convenienza del fare moderno Lo spegni e si riaccende, per ricordarti che il buon sonno è un lusso che non hai pagato

L’attenti digitale della campanella registrata bagna la bocca, ma il corpo non segue nel comune rituale d’appetito Così, cinti di plastiche e di tessuti innaturali, il condizionamento è debole Lo consumerò lo stesso, non per appetito, ma perché mi spetta

Il mio banchetto si apre dall’alto e ruota verso di me Il suo sapore è un credibile simulacro; senza didascalia sarebbe solo esercizio d’immaginazione E come tutti tali esercizi, chi pensa bene, bene ne trarrà, e chi pensa male si consolerà nel chiamarsi realista La sua ricompensa: un pasto insipido

In tutto ciò, nulla comunque che il secondo bicchiere non sappia rendere appagante